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Tradurre bene per tramandare (n. 19)

Come tradurre “PRO MULTIS” ?
“Per molti” o “Per tutti” ?

  1. In seguito a una lettera circolare della Congregazione per il Culto Divino (17.10.06), molti si sono interrogati sul valore dell’espressione biblico-liturgica pro multis, chiedendosi cioè se significhi davvero «per tutti», come hanno tradotto numerosi messali, oppure se la si debba intendere nel senso restrittivo che le lingue moderne riconoscono alla locuzione «per molti».

  2. Da parte nostra riteniamo che, per risolvere il dilemma e dare al quesito una risposta adeguata sotto il profilo liturgico-teologico, occorre prima interrogarsi sull’iter che ha portato alla fusione eucologica di pro multis con pro vobis.

  3. Si scopre allora che la liturgia, preoccupata di non perdere nulla del dato scritturistico, ha composto la tradizione lucano-paolina (pro vobis) con la tradizione matteano-marciana (pro multis), riguardate come due varianti che si confermano e si rafforzano a vicenda.

  4. È solo in un secondo momento che la riflessione teologica ha postulato l’esistenza di una possibile contrapposizione tra le due espressioni, allo scopo di proporre riflessioni di taglio etico-spirituale. Va tuttavia notato che la contrapposizione propriamente non è nel testo, ma risulta evidenziata da una particolare tecnica interpretativa ispirata a un’esegesi parenetica e midrashica che, isolando e assolutizzando provvisoriamente un elemento, ne forza l’interpretazione allo scopo di trarre conclusioni operative.

  5. L’osservazione di tutte le anafore d’Oriente e d’Occidente conferma che non è possibile immaginare che il pro multis intervenga a restringere l’ampiezza del pro vobis.

  6. Il valore inclusivo di pro multis, sostenuto da tutta l’esegesi, trova conferma nella variante giovannea «per la vita del mondo (pro mundi vita)» (Gv 6,51), attestata in numerose anafore orientali.

  7. Dall’osservazione dell’eucologia anaforica emerge una grande oscillazione delle formule concernenti i destinatari dell’istituzione eucaristica, nonché la significativa apertura di alcune. I testi liturgici confermano comunque quanto i biblisti hanno sempre sostenuto, cioè il valore inclusivo di pro multis, che significa «per i molti», «per le moltitudini», vale a dire «per tutti».

  8. Non è dunque possibile immaginare che il pro multis sia intervenuto, nell’intenzione del Signore Gesù, a restringere l’ampiezza del pro vobis.

  9. In concreto, pur dando atto che l’espressione italiana «per voi e per tutti» è traduzione interpretativa esatta, dobbiamo riconoscere la possibilità di una resa più letterale.

  10. Si potrebbe dire – sul modello della traduzione francese «pour la multitude», che in questo caso si è rivelata eccellente – «per la moltitudine» o «per le moltitudini». Una simile traduzione avrebbe il merito di fornire l’occasione per mistagogie promettenti, volte ad armonizzare l’efficacia universale della passione di Cristo con la necessità del nostro personale coinvolgimento.

  11. Vedo positivamente il ricorso a una traduzione più aderente, a un linguaggio per così dire più semitizzante e sacrale. La Chiesa è infatti il nuovo Israele. Meno ci discostiamo dallo stile semitico ogni volta che esiste una ragionevole possibilità, più siamo in grado di cogliere il linguaggio dell’uno e dell’altro Testamento. Appianando il testo ed evitando la difficoltà, la traduzione – peraltro esatta – «per voi e per tutti», rischia di sottrarre al mistagogo uno stimolo e un’occasione efficace per aiutare i fedeli a crescere nella comprensione del mistero.

  12. Se dunque si ritiene che la lingua italiana sopporti la traduzione «per la moltitudine» o «per le moltitudini», converrà orientarsi su una di quelle. Al limite si potrebbe dire «per i molti», ma non certo «per molti», perché davanti a una simile traduzione molti a ragione si domanderebbero: «Ma allora, l’Eucaristia è stata istituita solo per alcuni?». Siccome le lingue moderne sono lingue vive, il traduttore deve evitare formule ambigue. Altro è il caso del latino che, dopo aver adottato il biblico pro multis in un’epoca ancora vicinissima alla mentalità semitica, è giunto a noi come lingua morta. La preoccupazione di far collimare oggi il lessico italiano con la materialità lessicale del latino sarebbe un anacronismo, né potrebbe soddisfare da sola alle esigenze espresse dai quattro avverbi che Liturgiam authenticam menziona come criteri per la traduzione dei testi scritturistici: «in maniera fedele ed esatta [...] con la massima integrità e accuratezza (fideliter et accurate [...] integerrime et peraccurate)» (n. 20).

     

Per maggiori dettagli, cf:

  • GIRAUDO C., La formula «pro vobis et pro multis» del racconto istituzionale. La recezione liturgica di un dato scritturistico alla luce delle anafore d’Oriente e d’Occidente, in Rivista Liturgica 94 (2007) 257-284;
  • ID., Pro vobis et pro multis”. Le parole istituzionali tra quello che ha detto Gesù e quello che possiamo leggervi noi, in Gregorianum 93 (2012) 677-709;
  • PIERI F., Sangue versato per chi? Il dibattito sul "pro multis", Queriniana 2014, 241 pp. (con bibliografia esaustiva)